Giovedì 18 Ottobre 2018 Home 
Omar Di Felice in solitaria in Islanda [10-02-18 17:32 by staff GoNBike.com] 

INTERVISTA ALL’AMBASSADOR SUUNTO OMAR DI FELICE CAPACE DI PEDALARE IN SOLITARIA IN ISLANDA PER 1.400 KM

LA MIA ESPERIENZA PIÙ DIFFICILE, MA ANCHE LA PIÙ EMOZIONANTE

#IcelandUnlimited #Suunto #SuuntoSpartan
L’Ambassador Suunto Omar Di Felice, 37 anni, negli ultimi anni ha stupito con imprese e record incredibili con la sua bici, dove il comune denominatore è sempre stato quello di andare oltre, sempre, sia come distanza percorsa (come il recente Giro d’Italia in solitaria in 9 giorni) sia come altimetrie sia come location. Con la sua ultima impresa, “Iceland Unlimited” conclusa il 5 febbraio, ha ancora una volta alzato l’asticella: in Islanda, solo e senza auto di supporto al seguito, ha percorso in 9 giorni il periplo dell’isola lungo i 1.400 km della Ring Road, la suggestiva e pittoresca Route 1. Abbiamo incontrato Omar al suo rientro, ecco cosa ci ha raccontato...

Cosa ti preoccupava maggiormente prima di partire per questa grande impresa?

“La più grande incognita era dovuta al fatto di non avere una vettura di supporto. In condizioni climatiche così estreme - le temperature hanno raggiunto anche i -18°C - non avere un supporto morale prima ancora che fisico, è fondamentale. Se ci aggiungiamo che il peso della bici, aumentato notevolmente visto che dovevo avere con me le borse e lo zaino contenente tutto il necessario per l’avventura, rendeva ancor più difficoltoso il già precario equilibrio sul ghiaccio, gli elementi per un insuccesso erano tutti molto ben presenti”

Quale è stata la tappa più dura? E perché?

“Il momento più difficile è stato senz’altro il passaggio a sud: i fortissimi venti con raffiche fino a 120 km/h hanno rischiato di far saltare tutto. La variabilità meteo era una dei grandi interrogativi per la buona riuscita dell’avventura e, devo dire, di essermi imbattuto in una delle settimane più devastanti da questo punto di vista”.

Immaginiamo situazioni in maniera differente da come sono...

cosa ti ha stupito di questa impresa?

“In realtà non avevo particolari aspettative: ero partito ben consapevole che si sarebbe trattato della mia esperienza più difficile, ma anche, al tempo stesso, di quella più emozionante della mia carriera. Pedalare in quelle condizioni, nel silenzio unico della natura incontaminata islandese, mi ha regalato delle suggestioni che difficilmente si possono raccontare. Senz’altro la ricchezza interiore che mi ha lasciato è stata la più grande scoperta di questa avventura”.

Come hai ottimizzato le batterie del tuo Suunto? E quali sono state le funzioni più “utili”?

“Il discorso batterie, in condizioni climatiche così estreme, è sempre molto delicato. Avevo con me dei battery pack USB a cui collegare le varie devices durante il giorno - smartphone, action cam e in ultimo anche l’orologio - ma in questo caso l’autonomia giornaliera del mio Spartan è sempre stata sufficiente a coprire la durata delle varie tappe. Avevo creato una modalità sport Ciclismo denominata ‘Arctic Cycling’ in cui ho attivato la funzione ‘Storm Alert’ per essere sempre avvisato dei vari e repentini cambi di pressione atmosferica e una pagina in cui visualizzare al centro e ben
visibile la temperatura esterna”.

Una curiosità: qual è l’ultima cosa che fai prima di mettere i piedi sui pedali?

“Prima di agganciare il pedale guardo la bici, e con un rapido sguardo cerco di capire se è tutto a posto. Niente di particolare, ma mi serve per acquisire quella piccola sicurezza che, in realtà, è solo l’ultima piccola dose di coraggio prima di partire”.

Sei scaramantico e/o hai una sorta di rito prima di cominciare?
“Non sono particolarmente scaramantico, piuttosto durante un’avventura così lunga, specialmente che richiede una serie di azioni pre e dopo la pedalata, cerco di ripetere sempre gli stessi gesti fino a farli diventare quasi degli automatismi. Il modo in cui mi vesto, quello in cui controllo la bici e, in questo caso, anche come monto le borse da bikepacking. Affinché ogni giorno sia uguale al precedente e mi consenta di raggiungere il mio sogno finale”.

Cosa ti ha colpito di più lungo la Ring Road1?

“La cosa più straordinaria dell’Islanda è la sua varietà: lungo tutta la Ring Road in pochissimi km si passa da paesaggi lunari a splendidi paesaggi lungo la costa sud con scogliere e colori intensi, fino alla desolazione dei deserti di sabbia lavica, per non parlare di cascate, vulcani e ghiacciai. Il tutto in una terra così ‘piccola’ che concentra in se tutte le meraviglie della natura”.

Hai già in agenda nuove idee? Qual è la prossima sfida?

“L’avventura islandese - anche se poi si è rivelata una vera e propria impresa per come l’ho impostata alla fine - doveva essere una sorta di preparazione per il mio grande progetto invernale. L’idea iniziale era quella di andare in Islanda per pedalare qualche giorno, acclimatarmi al grande freddo e testare i materiali, se non che ad un certo punto ho iniziato a pensare che sarebbe potuta essere la mia prima avventura di esplorazione invernale in completa autonomia. A Marzo pedalerò in Canada, attraverso le rigide regioni artiche dello Yukon e dei Territori del Nord Ovest, compiendo i 1500 km che uniscono Whitehorse a Tuktoyaktuk all’estremità settentrionale ma, soprattutto, attraversando per la prima volta la nuovissima Arctic Highway di recente costruzione. Una strada di 150 km che unisce Inuvik a Tuktoyaktuk laddove precedentemente era possibile raggiungere questa piccola comunità solamente attraverso voli estivi o, in inverno, lungo il fiume ghiacciato. Sarà senz’altro una avventura estrema che mi regalerà paesaggi e suggestioni uniche”.

In bocca al lupo campione!

::Amer Sports Italia - Comunicato Stampa::




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